Michele Serra e Belvaman

Michele Serra e Belvaman

L' AMACA
Forse sto diventano vecchio e digerisco peggio e con maggior fatica le cose nuove, i cambiamenti di linguaggio e di costume. Ma se sento alla radio una persona gridare per molti minuti «mongoloide, tu devi finire a Dachau» a un' altra persona, e un rosario di atroci insulti razzisti e no, io ci rimango male, anzi malissimo, e mi si chiude lo stomaco, mi si velano gli occhi. Soprattutto se, come mi sarei aspettato, la spaventosa sequela di insulti e di minacce («ti sparo, odio tutti gli ebrei») non viene interrotta dai conduttori o dal regista o da chiunque provi pena e vergogna per chi urla quegli insulti, per chi li riceve, per chi a Dachau c' è stato davvero e infine per i "mongoloidi" che devono morire. No, al contrario: quella telefonata viene attizzata come un bel focherello, perché serve allo show, oppure perché tutti hanno diritto di parlare, oppure perché era uno scherzo e io, scemo, non l' ho capito. Neppure so come i due conduttori, che sono Cruciani e Parenzo, molto seguiti, molto premiati, reagiranno - se reagiranno - alla tristezza e alla vergogna di un loro ascoltatore occasionale. Se rideranno di me o si offenderanno (Cruciani è nervosetto) o se ne fregheranno altamente, come è loro pieno diritto. Se sono io che non ho capito. Se sono loro che non hanno capito.
12 maggio 2013, Michele Serra.

Michele Serra

Vi leggo una cosa: «Forse sto diventando vecchio e digerisco peggio e con maggior fatica le cose nuove, i cambiamenti di linguaggio e di costume. Ma se sento alla radio una persona gridare per molti minuti “Mongoloide, tu devi finire a Dachau” a un’altra persona, e un rosario di atroci insulti razzisti e no, io ci rimango male, anzi malissimo, e mi si chiude lo stomaco, mi si velano gli occhi». Avrete sicuramente riconosciuto l’autore di queste righe…

     P: Certo. Il 12 maggio scorso Michele Serra trovò ispirazione, per L’Amaca che scrive tutti i giorni sulla «Repubblica», in una telefonata di un nostro ascoltatore. Non era la prima volta che Serra ci attaccava già il mese prima si era arrabbiato moltissimo per lo scherzo telefonico al “saggio” Onida. D’altronde, Serra ha ammesso di ascoltare occasionalmente La Zanzara quando è in macchina.

     C: Evidentemente è molto sfortunato… Ci ascolta sempre nei momenti più trash, se vogliamo chiamarli così. Per la cronaca, il «mongoloide» e l’augurio di finire a Dachau, cui fa riferimento nel suo articolo, erano rivolti a Parenzo.

     Cos’era successo in diretta?

     P: Due giorni prima, dopo mezz’ora di trasmissione, avevamo dato la parola al signor Mauro, da Mantova.

     C: Il suo esordio fu soft: «È proprio vero che ad andare con lo zoppo si finisce per zoppicare» disse, e proseguì sostenendo che, a forza di stare con Parenzo, ero diventato stronzo pure io. Fin qui normale amministrazione. Ma non appena David subentrò nella conversazione («È il solito alcolizzato»), Mauro si scatenò con gli insulti: «cretino», «merdaccia», «ebreo di merda».

     P: Era solo l’inizio. Andò avanti per diversi minuti.

     C: Confermo. Voglio leggerti il resoconto della telefonata:

     Mauro: Lui [Parenzo] non può sempre insultare la gente, prima o poi si porta a casa una “cinquina” sul muso che se la ricorda per un pezzo.
     P: Venga venga che l’aspetto. Venga!
     M: L’ottavo nano che hai accanto, Cruciani, deve augurarsi di non incontrare mai me perché io so che faccia da stronzo ha lui ma lui non sa che faccia ho io.
     P: L’aspetto a braccia aperte, amico mio.
     M: Alle nove e mezzo sono a Milano e ti vengo a spaccare la faccia.
     P: Molto bene!
     M: Lui pensa che io scherzi. L’ultima volta che ho litigato, con un uomo di colore, il 113 mi ha portato via il [pezzo di] legno che avevo in macchina, l’anno scorso in settembre. Perché io prima discuto poi “legno”.
     P: Io non capisco perché lo rilasciano uno così.
     M: Tu sei lo zero assoluto!
     P: Grazie alla chimica, uno con le pastiglie lo regola l’umore, poverino. Non capisco perché lo lasciano andare in giro.
     M: Tu non dovresti essere lì.
     P: Lei non si deve rivolgere così a me.
     M: Tu sei un mongoloide e i mongoli non mi risulta che di religione siano ebraici. Come fai a essere mongolo ed ebreo?
     P: Ho già dato mandato all’avvocato di farle sequestrare la casa. Le verrà pignorata la casa per gli insulti che mi ha fatto.
     M: Tu dovresti essere al manicomio criminale. Oppure dovresti essere a Dachau.
     P: Io la inviterò a cena con i soldi che le prendo per le ingiurie.
     M: Ma quali soldi! Io non posseggo nulla, coglione, che cosa mi porti via?
     P: Poverino, è talmente sopra le righe… C’è un problema nel Sistema sanitario nazionale di Mantova perché un demente simile non dovrebbe neanche circolare. Lei è un poveretto malato, e grave anche.
     C: Mauro, lei lo sta attaccando come un matto ma cosa ha fatto di concreto Parenzo?
     M: Esiste! Esseri viventi stronzi come lui, che non posso definire esseri umani, non dovrebbero vivere. Non può prevaricare gli altri con la sua idea. Non sono tutti di sinistra e coglioni come lui.
     P: E invece sono qui pagato anche per far arrabbiare lei e sono veramente felice perché anche stasera ci sono riuscito. Io godo! Mi manda a letto contento oggi, sono troppo felice. Più lei si arrabbia, più io sono felice.
     M: Coglione. Io un giorno morirò, spero più tardi possibile, ma prima o poi ti darò una “cinquina” che ti lascia una manata tipo sacra sindone. Coglione!
     P: Bravo, di più, ancora….
     Serra, oltre a meravigliarsi del fatto che nessuno – dai conduttori al regista – avesse interrotto la conversazione, vi ha accusato di aver attizzato la telefonata «come un bel focherello, perché serve allo show, oppure perché tutti hanno diritto di parlare, oppure perché era uno scherzo e io, scemo, non l’ho capito».

     C: Ci tengo a precisare che nulla venne concordato con l’ascoltatore, e questo vale per tutte le telefonate in diretta. Il signor Mauro non aveva mai chiamato prima, non lo conoscevamo e tutto fu spontaneo. Poi – lo ammetto – una dose di divertimento in questi casi esiste, non voglio fare l’ipocrita. Ma il punto fondamentale è un altro. Mauro aveva una voce fredda, determinata, non quella di un pazzo esagitato, quindi lo lasciai andare avanti per vedere fin dove si sarebbe spinto. Non bisogna mai avere paura delle offese e tanto meno censurarle. La telefonata, a un certo punto, venne interrotta per “consunzione dell’insulto”, quando fu chiaro che Mauro non avrebbe più dato un contributo allo show, di cui inevitabilmente era entrato a far parte. Così lo salutai.

     P: Non sono per niente d’accordo con Cruciani. Serra, del quale non ho condiviso le lamentele sullo scherzo a Onida, ha avuto ragione a indignarsi per la telefonata di Mauro. Per Cruciani tutto serve a fare spettacolo, non esistono filtri, controlli, cautele. Per me, invece, esistono dei limiti di decenza, di buona educazione, di rispetto, che non possono essere superati. Se valgono per chi conduce devono valere anche per gli ascoltatori. Certo, La Zanzara è un programma orizzontale e non verticale, dunque anche i conduttori possono essere presi a male parole. Ma, ripeto, esiste un’asticella che non va alzata a ogni costo. Il “Grande Timoniere” Cruciani ha sbagliato con Mauro da Mantova, ormai lo chiamo così aggiungendo pure la città come avviene in diretta, ha sbagliato alla grande, avrebbe dovuto chiudere la telefonata molto prima.

     C: Ma che dice Parenzo? Anche mia madre non riesce ad ascoltare il programma quando è troppo sguaiato. Ma non mi faccio certo condizionare dal suo giudizio né da quello di Serra. E neanche dall’Arcigay, quando protesta perché diamo spazio a voci omofobe, o dalla comunità ebraica, quando critica alcuni nostri ospiti che esaltano il fascismo o addirittura il nazismo. Io non sono né omofobo né antisemita ma penso che l’unico limite possibile a certe esagerazioni stia nelle risposte che scegliamo di dare. Il signor Mauro non l’ho fatto parlare a ruota libera, alle sue sparate ho replicato a modo mio e lo stesso ha fatto Parenzo.

     P: Continuo a pensare che sia stata la telefonata più turpe nella storia de La Zanzara e, non a caso, ho denunciato l’ascoltatore per istigazione all’odio e al razzismo.

     C: È un errore madornale la denuncia. Una cosa assurda per tanti motivi.

     Facciamo l’elenco.

     C: Se cominciamo a fare denunce noi, può succedere di tutto, gli effetti possono essere imprevedibili. Anche gli ascoltatori, a un certo punto, potranno denunciare noi e il programma ogni volta che si sentono diffamati dalla sirena dell’ambulanza o da qualche parola pesante in diretta. Su Twitter, per fare un esempio, ricevo minacce e insulti tutti i giorni ma non mi sogno di cancellarli o censurarli. Figuriamoci poi portare qualcuno in tribunale. Quando voglio rispondere scrivo «Ti amo», oppure «Ciao amore» o ancora «Ti adoro, tesoro». Restano tramortiti e non reagiscono più. Ho bloccato solo qualche ammiratrice troppo insistente, le stalker impossibili da arginare. Dunque, non condivido il punto di vista di Serra: evidentemente sogna un mondo sereno e gentile, in cui la gente scambia le proprie opinioni civilmente, e pretende dei filtri durante una trasmissione radiofonica. Ma quel mondo non esiste. Serra è come Lerner che, da un lato ci ha criticato per le dichiarazioni contro il ministro per l’integrazione Kyenge fatte a La Zanzara da Borghezio («Vuole imporre le sue tradizioni tribali», «Questo è il governo del bonga bonga» e altre gentilezze del genere) chiedendosi perché continuiamo a invitarlo, dall’altro si dimentica che per anni Borghezio è stato ospite fisso a L’infedele. Dove veniva trattato come un fine intellettuale, mentre noi tiriamo fuori il vero Borghezio. Uno show come il nostro non è un pranzo di gala, per usare una frase che Serra conosce bene.

(Dal libro Cattivissimi Noi)