Dentro La Zanzara

Dentro La Zanzara

Dentro La Zanzara
Gli ascoltatori bistrattati, i politici, gli scherzi. Una retrospettiva sul più famoso programma radiofonico e una chiacchierata col suo protagonista.
di Francesco Caldarola 25 Giugno 2013 (Rivista Studio)

Giuseppe Cruciani

Sull’armadio in redazione, ben visibile, è appeso un fax. È la lettera di uno studio legale: «Attraverso l’Associazione Lombarda dei Giornalisti si sono rivolti a questo studio i membri del comitato di redazione di Radio 24 – Il Sole 24 Ore, nei cui confronti Lei (maiuscolo, sic) ha rivolto espressioni offensive (.) accusandoli di romperle i coglioni, di attaccarla per cose ridicole, spesso patetiche, in merito alle quali Lei se ne fotte» e avanti così. «Lei», per la cronaca, è Giuseppe Cruciani, giornalista, radiostar, inventore e conduttore de “La Zanzara”, quel programma che si sente sempre nei taxi prima di cena e dove, di norma, i politici che vi partecipano come ospiti tendono a “suicidarsi” (o a essere suicidati) con dichiarazioni aberranti. Ma il dettaglio che da solo racconta il personaggio e tutto quello che fa, è che sotto al fax è appeso un altro foglio con su disegnata una medaglia in formato A4, come a dire, se non proprio un dannunziano “me ne frego”, almeno un più prosaico “e sticazzi”. Di episodi di questo tipo è costellato l’universo della Zanzara (che oramai sui giornali si scrive senza neanche più le virgolette: dove l’ha detto? L’ha detto alla Zanzara) che Cruciani conduce tutti i giorni proprio su Radio 24 con il supporto di David Parenzo, una coppia inverosimile che negli ultimi anni è diventata prima cult e poi mainstream, sino ad assurgere al ruolo – incontrastato, in radio – di must, con tutto quello che il termine, odioso in sé, comporta: ascolti record, critiche feroci, ammiratori entusiasti, aperture sui giornali e casini di ogni genere. Uno dei più recenti ha irritato persino il Quirinale: fingendosi l’astrofisica Margherita Hack, un imitatore assai capace (Andro Merku) ha chiamato al telefono il professor Valerio Onida, Presidente emerito della Corte Costituzionale (in quel momento uno dei dieci “saggi” scelti da Giorgio Napolitano per provare a uscire dalle sabbie mobili delle elezioni dello scorso febbraio), e gli ha fatto dire quello che molti pensavano ma che nessuno osava esplicitare, tantomeno uno dei protagonisti, e cioè che i suddetti “saggi” servivano ben a poco e altre amenità. Il resto è cronaca, con fazioni di pro e contro, dibattito sui giornali e in tv, firme importanti che si scomodano per riflessioni, talvolta condivisibili, talaltra meno. E una scia di polemiche giunte, appunto, sino al cerchio magico del Presidente della Repubblica: «Dopo sono arrivate telefonate davvero di fuoco», ammette lo stesso Cruciani.

«Vedi», racconta, in un pomeriggio milanese, «io faccio ovviamente differenza tra le intercettazioni ordinate dalla magistratura e uno scherzo telefonico, capisco cosa passa tra il pubblicare le une o trasmettere l’altro. Però non posso neanche non rivendicare la libertà di scherzo: in Francia è venuto fuori un casino per una cosa simile con Marie Le Pen, ma poi è stato tutto archiviato. Quello che non puoi dire, come ha fatto Onida, è che si tratta di un’operazione politico-mediatica! Po-li-ti-co-me-di-a-ti-ca! Ma di cosa stiamo parlando, suvvia. Io comunque non ce l’ho con quel mondo lì, il mondo di Repubblica che mi ha attaccato: loro lo conoscono di persona, Onida, lo frequentano, capisco perché lo difendano. Ma è legittimo chiedersi perché tutto questo casino non sia scoppiato quando Parenzo imitava Bossi e sputtanava altri politici e altri giornalisti. Anzi, quando mettevamo alla berlina gli altri, quelli di sinistra poi chiamavano David e gli dicevano “bravo, bravi, così si fa”. Adesso invece siamo dei farabutti, vedi un po’ te».