Vittorio Sgarbi

Da "Cattivissimi Noi" (giugno 2013)

     Su ben altri livelli si trova Vittorio Sgarbi.

     C: Vittorio è un amico, lo chiamiamo spesso. Non è affatto un “mostro”, almeno come lo intendi tu. Sgarbi è un genio assoluto, uno che non ha paura di niente, un battitore libero, un kamikaze senza regole. Vorrei avere metà della sua sfrontatezza e della sua capacità dialettica. Il suo avvocato Giampaolo Cicconi, grande fumatore di sigari e bevitore di champagne, impazzisce dietro le sue cause. Vorrebbe, ma non riesce a limitarlo. D’altronde nessuno è in grado di farlo. Sgarbi mi ha detto una volta che l’esuberanza dialettica gli è costata qualche milione di euro, «ma ne ho guadagnati cinque di più, dunque ne è valsa la pena». Gira l’Italia per guadagnare quattrini. Ne ha bisogno per la vita lucidamente sconsiderata che ha fatto e continua a fare. Ha diversi figli, che ha dovuto riconoscere e che gli costano migliaia di euro al mese, una fidanzata adorabile con cui non fa sesso da più di dieci anni, una cultura immensa, una capacità dialettica unica, sa essere feroce come pochi, poi improvvisamente diventa buono e affettuoso. Da noi alla radio si scatena contro la Boccassini, contro Caselli, ma pure su Berlusconi non è stato tenero. Sul caso Ruby per esempio dice che si tratta di «circonvenzione di attempato», che sarebbe Silvio: una definizione geniale. Ma Sgarbi è quello che ci raccoglie una sera per strada e ci porta a visitare una mostra di Caravaggio e altri artisti a Piazza del Collegio Romano. Si è messo a fare il cicerone per quaranta persone. Formidabile.

     P: È sempre divertente scontrarsi con lui, ha una mente culturalmente iperbolica. Sgarbi è il “monstrum” nel senso latino del termine, un essere magnifico, incredibile alla vista e nel suo caso anche all’udito… Basta fare una ricerca su internet per ricostruire il suo meglio alla Zanzara. C’è davvero l’imbarazzo della scelta, alcune sue frasi sono memorabili: «Tutte le donne di Berlusconi sono state prima con me», «La Boccassini va cacciata a pedate nel culo», «Cacciari puzza e non va dal dentista», «Grillo scopa male». «Se non vi siete mai drogati, se non l’avete mai preso nel culo e volete scopare ancora, votate il partito della Rivoluzione».

     C: Quante frasi di Sgarbi bisognerebbe ricordare! Una volta disse: «Matrimonio gay? Si accontentino di prenderlo nel culo». E ancora: «Grillo è uno stupido senza idee, un coglione», un «mentecatto puzzolente con i peli superflui» mentre definì l’ex ministro dei Beni culturali, Giancarlo Galan, un «maiale». Una volta si mise a rivalutare tutti gli uomini di cultura del fascismo, a cominciare da Gentile. Stupendo.

     Ricordiamo nei dettagli almeno la sfida a distanza con Oliviero Toscani.

     C: I due, come è noto, si conoscono da tanti anni, Sgarbi anni fa chiamò Toscani persino a fare l’assessore a Salemi, in Sicilia, dove era sindaco. Tutti sanno che l’esperienza finì male e Toscani lasciò l’incarico dicendo che in Sicilia per colpa della mafia non si può fare nulla e via discorrendo. Un bel giorno, ospite alla Zanzara, Toscani attaccò frontalmente Sgarbi, sostenendo che era «impotente» e che ne aveva persino le prove.

     P: A quel punto fu inevitabile per noi sentire la replica di Vittorio, che ovviamente non ci andò leggero. Diede del «drogato» a Toscani, ci invitò a chiedere alle donne che aveva avuto nella sua vita se fosse o meno impotente.

     C: Per una settimana facemmo un’indagine accurata, rigorosissima, chiamando la pornostar Vittoria Risi, con cui una volta Sgarbi si faceva vedere spesso.

     Quale fu il verdetto?

     C: Ehhh… Incerto, ma alla fine dalla parte di Sgarbi: mancavano prove sufficienti a dimostrare la sua impotenza… Anche se Rocco Siffredi lo chiamò “Barzottman”, che significa quello che significa. Lo avete capito tutti.
 

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