Zanzara non deve chiudere, perché è peccato; ma è panico tra gli ascoltatori, dopo l'annuncio apparso nell'intervista a Cruciani del 22 luglio su TvBlog.it.
Formali mozioni dal (l'ex) grillino palermitano e da Fabrizio da Milano.
Dalla diretta de #LaZanzara (Radio24) del 23 luglio 2019.
#GiuseppeCruciani #DavidParenzo #AlbertoGottardo
No!
22 luglio ore 19 e 45: un'ora, segnata dal destino, batte nel cielo della nostra patria.
La dichiarazione è stata consegnata al giornalista Massimo Falcioni di TvBlog.it
Intervista esclusiva a @giucruciani che annuncia la possibile chiusura della Zanzara nel 2020: "Il discorso ha a che fare con la fatica quotidiana nel costruire sempre qualcosa di nuovo. La mia è una ricerca ossessiva e l’ossessione genera fatica"https://t.co/c0e7Zs2XET
— Massimo Falcioni (@falcions85) July 22, 2019
Il testo dell'articolo di Massimo Falcioni su TvBlog.it
Giuseppe Cruciani: “L’anno prossimo ultima stagione per la Zanzara. In tv faccio l’ospite, mi piace Del Debbio”
Di Massimo Falcioni lunedì 22 luglio 2019
La Zanzara potrebbe chiudere nel 2020. L'annuncio di Giuseppe Cruciani: "Credo che la prossima sarà l'ultima stagione. Format non esaurito, ma forse è il momento di interrompere". Sulla tv: "Faccio l'ospite, mi trovo bene con Del Debbio. Radio Belva? Fu una follia"
“Penso che l’anno prossimo sarà l’ultimo della Zanzara”. Giuseppe Cruciani lo annuncia senza troppi giri di parole, a sorpresa, rendendo reale un’ipotesi che tantissimi appassionati tentano puntualmente di scacciare.
“In un anno può succedere di tutto – spiega il conduttore a Tv Blog – ma io ho sempre agito d’istinto e la sensazione attuale è che quella che comincerà il 2 settembre sarà l’ultima stagione”.
Contattato per chiedergli un bilancio sull’annata che sta per concludersi (venerdì prossimo l’ultima puntata), l’attenzione si sposta inevitabilmente su quella che possiamo tranquillamente definire una bomba lanciata dallo stesso Cruciani.
“Il format non è esaurito, si può rinnovare. Il discorso ha a che fare con la fatica quotidiana nel costruire sempre qualcosa di nuovo ed originale. La mia è una ricerca ossessiva e l’ossessione genera fatica. Ci si diverte, ma se l’ossessione prevale, questo peso sovrasta il divertimento. In precedenza lo sentivo meno, una volta il sabato e la domenica rappresentavano una pena. Adesso comincio a desiderare l’arrivo del venerdì sera. Non lo vedo come una liberazione, ci mancherebbe. Ma non provo quel senso di sofferenza nel distacco che avevo prima. Al contrario sento sollievo. Forse, ripeto forse, è il momento di interrompere”.
Ne conseguirà anche un addio a Radio24?
“Non ne ho la minima idea, al momento non ci penso, non è che smetto di lavorare. Di sicuro non riproporrò il format altrove, un’eventualità che non si pone assolutamente. Una volta avevo in testa una prospettiva: passare luglio e agosto in montagna e settembre-ottobre a Formentera. Beh, questa prospettiva la vedo più vicina di un tempo. Una volta era un miraggio lontano”.
La Zanzara scatena spesso polemiche anche all’interno della stessa emittente. Come sono i rapporti con il gruppo del Sole 24 Ore?
“A Radio24 godo della massima libertà, credo sia l’unico posto dove questa sia garantita al massimo. Capita di avere qualche problema per il linguaggio o i contenuti, qualcuno si lamenta, ma li reputo problemi minori. Molti criticano Confindustria perché mandano in onda una trasmissione considerata zozza e volgare, ma a mio avviso è sintomo di grande apertura mentale. Raramente ho visto un posto come Radio24, c’è grande pluralità di sensibilità e opinioni”.
Tornando al programma, che stagione è stata quella che va a concludersi?
“Una stagione che non mi è mai sembrata così lunga, saranno gli anni che passano. Detto questo, credo sia stata entusiasmante, abbiamo creato nuovi personaggi, ci siamo divertiti e mi auguro abbia strappato sorrisi e fatto incazzare qualcuno. Abbiamo creato divisioni, insomma abbiamo portato in radio un po’ di Paese reale facendo del buon intrattenimento”.
Al tuo fianco, come sempre, David Parenzo. Come giudichi la sua annata?
“Il suo ruolo è stato fondamentale. Le sue imitazioni sono state formidabili, da Freccero a Feltri, passando per Rinaldi. Ha portato avanti battaglie sulle idee con grandi protagonisti della politica e non solo. Non gli si può chiedere di meglio, ma ovviamente La Zanzara non esisterebbe senza uno staff di persone che sono dietro le quinte e appaiono meno”.
Chi sono?
“Li voglio nominare uno ad uno: Pietro La Corte, Riccardo Poli, Alessandro Longoni, Matteo Ramelli e l’imitatore Andro Merkù. Gente attrezzata per qualsiasi evento”.
Da un po’ di tempo gli ascoltatori hanno accolto anche una terza voce, Alberto Gottardo.
“Sì. Gottardo è un rompicoglioni, dunque molto funzionale alla Zanzara. E’ cinico, cattivo, antipatico, sta sui coglioni, motivo per cui funziona. La conduzione a tre è complicata perché i tempi devono essere affinati e perché prima di entrare in sintonia con un programma occorre del tempo. Per luglio avevamo l’esigenza di mettere una persona in più per l’impegno di David a La7 (In onda, ndr), ma al di là di questo i lavori sono in corso. Le persone devono acquisire feeling con tempi e linguaggi, ma le basi ci sono”.
Da settembre ci saranno cambiamenti?
“I cambiamenti non si annunciano mai, si fanno sempre in corsa. Uno show che si basa sulla realtà è sempre mutevole, è come se si iniziasse qualcosa di nuovo ogni volta”.
Radio2 Social Club avrà una vetrina televisiva dal prossimo autunno. Che opinione hai della radio che sbarca sul piccolo schermo?
“Negli Stati Uniti i grandi programmi radiofonici sono anche televisivi. Si va verso quella soluzione, è quasi inevitabile. Molte delle situazioni che si creano non hanno oggi lo stesso impatto se non sono televisive. Riguardo a Radio2 Social Club lo ritengo il miglior prodotto di Radio2, condotto da due grandi professionisti come Perroni e Barbarossa. Ad ogni modo, la radio in tv ti costringe ad un copione diverso. Una telecamera che inquadra due persone, seppur brave, non aggiunge nulla, a meno che non crei un prodotto televisivo in radio, ma a quel punto il vantaggio della radio non c’è più. Sei costretto a cambiare canovaccio e il linguaggio radiofonico ne risente”.
Diversi anni fa tentaste un esperimento simile su TgCom 24.
“Un esperimento assolutamente irripetibile. Bisogna avere cura delle persone che ti ascoltano in radio o in podcast, a cui non frega niente delle immagini. A loro interessa piuttosto il suono che esce, le situazioni che accadono”.
Molti programmi televisivi si sono ‘zanzarizzati’. I talk ormai prelevano temi e personaggi dal vostro universo, vi dà fastidio?
“Succede da anni. Le trasmissioni si sono ‘zanzarizzate’ anche per poterle prolungare all’infinito. Guarda Giletti a Non è l’Arena, affronta argomenti come il sesso che noi approfondiamo da tantissimo tempo. Non mi dà alcun fastidio, appena vediamo altrove temi e personaggi passati da noi, aumenta l’ossessione a cercare dell’altro. E’ uno stimolo”.
In tv in che veste ti ritroveremo?
“Faccio l’ospite. Mi piace andare da Del Debbio, uno dei pochi conduttori che può portare avanti una trasmissione come Dritto e rovescio. Mescola alto e basso, è capace di affrontare la politica e un minuto dopo i viaggi a Medjugorje. Lì mi trovo a mio agio. Per quel che riguarda Tiki Taka, dipenderà da Pardo. Se mi vogliono ci sono, il calcio è uno dei grandi racconti della nostra società, ne parlo volentieri”.
Sono passati sei anni da Radio Belva, un clamoroso insuccesso televisivo capace tuttavia di diventare mitologico. Cosa non funzionò?
“In una recente intervista Mauro Crippa ha espresso il rammarico per non aver sviluppato il progetto. Fu un'avventura breve ed intensa, di una tale irresponsabilità da renderla per l’appunto mitologica. Ricordo che quella sera feci la radio fino alle 20.30, poi venne a prendermi una macchina di Mediaset per portarmi in studio. Puoi immaginare la follia. Si crearono situazioni surreali, tutti i microfoni erano aperti, il caos era totale, con la puntata che si chiuse con la celebre sfuriata di Sgarbi”.
Poco dopo approdasti a Sky Tg24 con Tango, talk che condividevi con Ilaria D’Amico.
“Un’esperienza dimenticabile, ero troppo condizionato da chi mi consigliava di cambiare rispetto a Radio Belva. Ringrazio Andrea Scrosati, ma ero quasi anestetizzato per via di quel timore”.
La tv da protagonista sembra non interessarti.
“Capita che mi venga in mente qualche idea, le sviluppo, poi mi fermo. Sono troppo concentrato sulla radio, alla tv non ci penso più, c’è bisogno di uno spunto, ma non mi ci metto mai seriamente. In compenso sento molta radio, mi diverto ad ascoltare altre trasmissioni per non ripetere quello che fanno gli altri”.
Quali programmi segui in particolare?
“Un po’ di tutto, persino le radio locali. Gottardo ad esempio lo scoprii su Radio Padova. Ascolto Radio Globo, poi come detto Radio2 Social Club, Diaco la mattina su Rtl, lo sport su Radio1, Deejay Chiama Italia con Linus e Savino, che è un po’ l’opposto della Zanzara. Comunque, il futuro della radio tra qualche anno non sarà più l'Fm, bensì i podcast e le applicazioni. Ci sto lavorando”.
Ma ci rendiamo conto che qui sta venendo giù tutto?
Cosa dice il calendario Maya sul 2020?
E possibile che Nostradamus in qualche centuria non abbia predetto questo cataclisma?
Bah... il popolo è sconcertato.
Scene di panico o-vun-que...
@giucruciani : Nella «Zanzara» ci ho messo la mia vita, ora sono stanco - https://t.co/hIfb5ZnvUr! Da settembre sarà il nostro decimo anno insieme! Sarà ultimo anno pazzesco. Poi si chiude tutto. ???? bacioni https://t.co/bHVo23nw7w
— David Parenzo (@DAVIDPARENZO) July 23, 2019
Ora giunge anche l'intervista al quotidiano di Via Solferino:
Il link all'articolo su Corriere.it
L’INTERVISTA
Cruciani: Nella «Zanzara» ci ho messo la mia vita, ora sono stanco
Il giornalista Giuseppe Cruciani ha annunciato che la prossima sarà l’ultima stagione del programma quotidiano su Radio 24
di Maria Volpe
23 luglio 2019 | 12:37
Cruciani: Nella «Zanzara» ci ho messo la mia vita, ora sono stanco shadow
«Penso che l’anno prossimo sarà l’ultimo de “La Zanzara”». Giuseppe Cruciani lo annuncia sul sito Tv Blog e già i fan si preoccupano. Lui e David Parenzo da anni conducono la trasmissione radiofonica «La Zanzara» su Radio 24, tutti i giorni alle 18.30. Un appuntamento per molti imperdibile fatto di attualità, divertimento, scenate, litigate, parolacce, riflessioni, interazione con gli ascoltatori. Un programma, come si dice oggi, divisivo: chi lo adora e chi lo detesta. Ma innegabilmente costruito bene, di grande creatività. Magari un po’ «stanco» oggi perchè il gioco delle parti è ormai chiaro. Un programma certo cucito addosso a Cruciani ancor più che a Parenzo. Cruciani è la Zanzara, senza dubbio.
Dunque Cruciani si è stancato di essere la Zanzara? Sicuro?
«E’ una sensazione che ho da un po’ di tempo, non è una boutade. “La Zanzara” è una trasmissione verità, come sono io. Per questo ho una stanchezza mia, di fondo, data dalla costruzione quotidiana. E’ un forte impegno mentale per me. Io non arrivo in onda con leggerezza, io cerco soluzioni originali, cerco ogni giorno da anni soluzioni diverse rispetto ad altre radio. La concorrenza è forte e tutto è un po’ più complicato».
Quando ha cominciato a capire che era stanco?
«Da quando ho cominciato ad aspettare il week end per riposare. Non era mai successo. Prima per me il week end era solo l’attesa di tornare in onda il lunedì. Anzi soffrivo a stare lontano dalla radio. Ora lo aspetto e mi sento più leggero».
Da quanti anni va in onda?
«Poco più di 10. Una sera a una festa incontrai Arbore e gli chiesi: “Secondo te quand’è il momento giusto per chiudere un format?”. Lui mi disse: “Voi avete un vantaggio: vi occupate di attualità e l’attualità si rinnova sempre. Io faccio show e c’è un momento in cui finisce l’estro creativo delle persone. Voi invece potenzialmente potete andare avanti all’infinito”».
Concorda con Arbore?
«Non totalmente. L’attualità è vero che fornisce spunti nuovi, ma va anche “rimescolata”, ci vuole sempre creatività e adrenalina per rielaborala, ci vuole la testa lucida».
E lei non si sente più lucido?
«E’ una questione di testa. Io non riesco a separare la vita personale da quella radiofonica. Io le ho fuse. Nella Zanzara ho messo la mia vita, i miei racconti personali, il mio vissuto intimo, il sesso, i miei rapporti. Dagli umori della mia vita dipende anche la radio».
Si è chiuso un ciclo dunque. Nessun problema di libertà su Radio 24?
«Assolutamente nessuno. Qui l’editore cambia continuamente e questo per noi è stato sempre una forma di libertà che spero il Sole 24 ore protegga sempre. C’è grande pluralità di idee e di visione qui e noi abbiamo sempre avuto il massimo di libertà».
Il titolo «La Zanzara» è suo o della radio?
«L’ho inventato io, ma appartiene alla radio».
E se tra due anni la conducesse qualcun altro?
«Non potrebbe esistere e non penso che nessuno ci pensi. E’ un programma troppo cucito addosso a me e David».
Parenzo condivide la sua stessa stanchezza?
«Ne ho parlato con lui e la condivide. O meglio, lui forse questa stanchezza non ce l’ha, ma capisce e condivide la mia. Del resto per lui è diverso l’impegno. Io sto a Milano, lui a Roma: non concordiamo mai niente , tutto avviene spontaneamente. Lui arriva alle 17 e vive meno quest’ansia continua, non si occupa della produzione quotidiana, che è piu mia. La vive solo di riflesso».
Quindi ancora una stagione de «La Zanzara» e poi? Ancora radio o basta?
«Non voglio smettere di fare radio, penso di essere bravo nell’inventare format e costruire palinsesti. Il futuro della radio è nel podcast e voglio sperimentare questo campo. Potrei stare dietro le quinte e inventare format per altri. Mi interessa poter dipendere solo da me stesso e non da un’azienda. L’idea è diventare azienda di se stessi, se regge economicamente..»
Molto avanti..
«All’inizio la tv era gratis poi è arrivata la pay tv. Perchè non può accadere con la radio? Perchè nel futuro alcuni prodotti non potranno essere a pagamento? Un territorio da esplorare...».
Quando finisce «La Zanzara» adesso?
«Ancora quest’ultima settimana di luglio. Io non capisco chi fa radio per tre mesi l’anno come Fiorello. Io non ce la faccio: per me la radio è continuità. La gente deve sapere che ci sei sempre a quell’ora. E’ inconcepibile che l’ascoltatore non ti trovi sempre. Da editore metterei il vincolo: bisogna andare in onda 11 mesi l’anno, sempre e comunque. Ti pago tanto, ma a quell’ora ci devi essere sempre».